giovedì 9 gennaio 2014

Il “nuovo” decreto sull’accreditamento dei corsi di laurea: un nulla di fatto

Il 23 dicembre 2013 il Governo – attraverso il DM 1059/2013[1] – ha apportato alcune modifiche al D.M. 47/2013 meglio conosciuto come Decreto AVA (Autovalutazione, Valutazione, Accreditamento), ovvero quello sull’accreditamento dei corsi di laurea nei vari atenei.
Questo decreto elenca i parametri di cui bisogna tener conto per poter accreditare (quindi attivare) un corso di laurea. Nel fissare il numero di “proponenti”(garanti) necessari per l’attivazione dei corsi si tiene conto anche del numero di immatricolati per ogni corso di laurea, viene fissata cioè una “numerosità massima” – oltrepassata quella soglia di immatricolati i docenti necessari per l’attivazione del corso aumenta in base al numero degli immatricolati (il calcolo si fa attraverso una formula matematica inserita nel decreto).
Oltre a fissare un numero di “proponenti”, il decreto stabilisce quanti di questi devono essere docenti e quanti devono essere ricercatori.
L’approvazione dell’AVA ha comportato numerosi problemi per gli Atenei, questo perché i requisiti richiesti per l’attivazione di nuovi corsi ed il mantenimento di quelli preesistenti sono molto più rigidi rispetto alle regolamentazioni precedenti (in termini di numero di “proponenti”).

venerdì 29 novembre 2013

Il Polo Jonico si mobilita contro il Decreto Punti Organico

Il 28 Novembre i Rettori delle Università del Sud hanno voluto ed ottenuto un incontro con il Ministro Carrozza in merito al Decreto sui Punti Organico, il quale regola la capacità di assumere personale da parte degli Atenei e penalizza fortemente le realtà meridionali[1].
In concomitanza di questo incontro è partita una mobilitazione generale in tutto il Mezzogiorno da parte degli studenti, dopo la pubblicazione di un appello alla sospensione della didattica nato in Puglia[2] e poi esteso anche in altri Atenei del Sud Italia, con iniziative di vario genere per informare gli studenti sulla situazione ed i rischi a cui si potrebbe andare incontro.
Su iniziativa del prof Paolo Stefanì (Senatore Accademico e docente del Dipartimento Jonico) è stata organizzata un’assemblea pubblica aperta a docenti e studenti presso l’aula 2 della sede universitaria della città Vecchia (ex Caserma Rossarol), alla quale si è registrata attiva partecipazione sia del corpo docente che degli studenti.
L’assemblea è stata introdotta da un intervento del prof Stefanì, al quale sono seguiti quelli di docenti e studenti.

lunedì 18 novembre 2013

Studenti di Taranto, è il momento di fare politica


Scritto da:  , 


Verso la fine del 1939 gli studenti di medicina dell’Università Carolina (Praga) scesero in piazza per protestare contro l’occupazione tedesca; i nazisti – cercando di sedare la rivolta – uccisero uno studente, Jan Opletal. La processione per il funerale portò migliaia di studenti a manifestare nuovamente contro il regime e le truppe naziste presero d’assalto l’Università di Praga; la conseguenza fu che milleduecento studenti vennero imprigionati o portati nei campi di concentramento, mentre nove tra studenti e professori furono giustiziati senza alcun processo il 17  Novembre 1939.
Successivamente, sempre in questa data, ci sono stati altri esempi di rivolte di studenti e per questo motivo il Consiglio Internazionale Degli Studenti ha dichiarato il 17 Novembre la “Giornata Internazionale dello Studente”.
Ogni anno il 17 Novembre vengono organizzate mobilitazioni in tutta Europa per rivendicare i diritti degli studenti ad esprimersi, una istruzione pubblica di qualità, al diritto allo studio; tutte cose che purtroppo l’austerity imposta dall’Europa sta pian piano distruggendo.

lunedì 11 novembre 2013

Decreto sui “punti organico”: come affossare ulteriormente l’Università Pubblica



Scritto da: Mara Pavone , 

Negli ultimi anni siamo stati abituati a vari provvedimenti che hanno via via smantellato sia l’Università Pubblica che il Diritto allo Studio Universitario, le cui conseguenze sono ben note: chiusura di corsi di laurea, tagli alla Ricerca, diminuzione di borse di studio, tagli ai servizi per gli studenti.
Chi, ascoltando i discorsi del Premier Letta («Mi prendo l’impegno. Io mi dimetto se dobbiamo fare dei tagli alla cultura, alla ricerca, all’università»), aveva maturato la speranza che questo Governo cambiasse rotta rispetto ai precedenti ora sarà costretto a ricredersi.
Il 17 ottobre è stato pubblicato il Decreto Ministeriale sui “punti organico”; si tratta del Decreto che in sostanza definisce quante assunzioni possono essere fatte dal sistema universitario italiano e come queste assunzioni devono essere distribuite fra i vari atenei.
Fino allo scorso anno queste venivano regolate dai criteri fissati dalla spending review del Governo Monti, che imponeva un tetto massimo del 20% per il turn-over del personale universitario (si poteva assumere una persona ogni cinque che andavano in pensione); questo – insieme alla nuova normativa sull’accreditamento dei corsi di laurea – ha provocato la chiusura di numerosi corsi di laurea in tutti gli Atenei Italiani.

lunedì 24 giugno 2013

Taranto e la mancanza di spazi per gli studenti

di Mara Pavone
A volte nella nostra città si sente parlare della mancanza dei giovani del dibattito pubblico, in particolar modo quella degli studenti universitari.

La storia ci insegna che le università sono luogo di discussione e confronto, nell’università i ragazzi seguono le lezioni e danno gli esami, ma sviluppano anche la capacità di analizzare la realtà in cui vivono e di “elaborare” delle proposte concrete per risolvere le problematiche che si presentano quotidianamente nel contesto in cui vivono.

Questo purtroppo non succede a Taranto. La concezione dell’Università nella nostra città equivale alla semplice prosecuzione della scuola superiore, dove l’impegno dello studente è limitato a seguire le lezioni e sostenere esami. Tra le mura universitarie non nascono dibattiti, confronti di opinioni, questo anche perché non tutte le strutture dispongono di spazi diversi da quelli utilizzati per le lezioni, quindi sono pochi i ragazzi che – ad esempio – decidono di passare l’intera giornata in facoltà a studiare.

lunedì 29 aprile 2013

Università. Puntare all’autonomia del Polo Jonico non è la soluzione

Quando si parla del Polo Universitario Jonico, soprattutto in periodi come questo caratterizzato da un ridimensionamento dell’offerta formativa dettato del Decreto Profumo, si ripresenta la rivendicazione di una università autonoma tarantina. In sostanza l’idea comune è che con “L’Università degli Studi di Taranto” avremmo tutti i corsi di laurea che vogliamo, tutti i finanziamenti necessari, ed il raddoppiamento degli iscritti.
Bisogna però fare i conti con la realtà politica ed economica in cui ci troviamo, perché le scelte fatte dai vari Governi hanno degli effetti diretti su tutto il territorio nazionale, Taranto compresa. Ora come ora il Polo Jonico non può diventare autonomo, per il semplice fatto che non vi sono le condizioni. A causa dei tagli della l.133/2008 e della Riforma Gelmini, non è possibile costituire nuovi atenei.
La l.133/2008 ha drasticamente ridotto i fondi per l’Università pubblica (taglio di 1,5 miliardi di euro spalmati tra 2009-2013), questo significa avere meno fondi per: didattica, laboratori, servizi per studenti ecc, ed ha imposto il blocco del turn over (cioè vengono assunti meno docenti rispetto a quelli licenziati). La Riforma Gelmini ha cambiato l’assetto organizzativo, e nei relativi decreti attuativi firmati dal Ministro Profumo, si impongono parametri più stringenti (in termini di numero di docenti necessari) per poter attivare i corsi di laurea. Non è per niente contemplata la possibilità di costituire nuovi Atenei.
Ragionando per assurdo, supponiamo che si possa costituire un nuovo Ateneo con sede a Taranto, ci vorrebbe un ingente numero di docenti/ricercatori per mantenere l’offerta formativa attuale e attivare nuovi corsi di laurea, dove sono questi docenti?

martedì 2 aprile 2013

Palazzo Delli Ponti: un altro edificio donato all’Università

di Chiara Intermite & Mara Pavone

Attraversando le vie della nostra piccola metropoli  e lasciandoci guidare dal nostro istinto lungo le viuzze che portano al Borgo Antico della città di Taranto, oltre a percepirne la commistione di odori, siamo pervasi da un forte desiderio di cultura, la stessa che secoli fa ha permesso la nascita e lo sviluppo di una grande civiltà.
Non c’è vicolo e non c’è edificio privo di una storia alle spalle, tutto è segnato e tutto ha un’impronta ben definita, lasciata a partire dalla civiltà della Magna Grecia, passando per i Bizantini e per il Regno di Napoli.
In questo quadro si inserisce uno tra i più prestigiosi edifici storici presenti nel Borgo Antico; ci riferiamo a Palazzo Delli Ponti, un monumento storico che deriva dall’unione di   due edifici del ’500 e del ’600 e che  racchiude al suo interno i resti delle mura greche che circondavano l’acropoli, un ipogeo funerario risalente al V secolo a.C e un altare del ’700.

lunedì 18 marzo 2013

Perché chiudono i corsi di laurea del Polo Jonico?

di Mara Pavone
In questo periodo – soprattutto in seguito alla diffusione della notizia sulla possibile chiusura dei corsi di laurea del Politecnico da un lato, e la chiusura certa delle triennali di operatore dei servizi giuridici e di scienze della comunicazione e dall’animazione socio-culturale dal’altro – si sentono le teorie più assurde sul perché il Polo Jonico stia “perdendo pezzi” in questo modo. Qualcuno è arrivato ad affermare che i corsi stanno chiudendo perché gli enti locali “non ci stanno mettendo i soldi”.
Occorre fare quindi un po’ di chiarezza. Il Polo Jonico – come tutte le sedi universitarie di Italia – sta subendo ancora gli effetti della famosa legge 133/2008. Da un lato vi è il taglio di 1,5 miliardi di euro spalmati in 5 anni (2009 – 2013), mentre dall’altro c’è il blocco del turn-over. La legge 133 prevedeva infatti che nei primi anni di applicazione della stessa si potessero assumere docenti nella misura del 20 % rispetto a quelli andati in pensione (in sostanza si assume 1 docente ogni 5 che vanno in pensione).
Questo ha creato non pochi problemi, perché per legge l’attivazione di un corso di laurea dipende – tra le altre cose – dal numero di docenti garanti dello stesso, dunque venendo a mancare i docenti per il blocco del turn-over vengono disattivati i corsi di laurea.

lunedì 25 febbraio 2013

Sede di Ingegneria a rischio chiusura: l’ennesima “vittima” di Gelmini e Profumo

di Mara Pavone
Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un profondo cambiamento dell’assetto universitario italiano, a causa dei tagli imposti dagli ultimi due governi e dalla Riforma Gelmini. Abbiamo sempre cercato di porre l’attenzione sulla questione coinvolgendo gli studenti del Polo Jonico e le istituzioni nelle proteste degli ultimi anni, avanzando delle proposte di miglioramento dell’offerta formativa e denunciando quali sarebbero state le conseguenze inevitabili per il Polo Jonico, la prima fra tutte la chiusura di molti corsi di laurea.
Qualche anno fa qualcuno ci ha accusato di essere degli allarmisti, alcuni affermavano che tutti quei provvedimenti non avrebbero leso il Polo Jonico, ora però bisogna fare i conti con la realtà.
Il risultato è che l’offerta formativa del Polo Jonico è stata ridotta all’osso, e con il nuovo decreto sull’accreditamento dei corsi di laurea si prospettano altri cambiamenti; per fare un esempio nell’ultimo consiglio dei Dipartimento Jonico (dipartimento nato dalla “fusione” delle ex facoltà autonome di economia e giurisprudenza) è stata decisa la chiusura del corso di laurea triennale in operatore dei servizi giuridici (mantenendo solo il ciclo unico in Giurisprudenza).

lunedì 11 febbraio 2013

Il decreto che modifica (in peggio) il diritto allo studio

di Mara Pavone
In Italia succede sempre così, quando si deve prendere una decisione che inciderà negativamente sulla popolazione lo si fa in fretta e furia, e soprattutto senza dare diffusione della notizia.
Nei giorni scorsi il Ministro Profumo ha redatto uno dei decreti attuativi della Riforma Gelmini, quello sui LEP (Livelli Essenziali di Prestazione), che inciderà direttamente sui requisiti richiesti per accedere al bando di borse di studio ADISU, e sulla modalità di ripartizione dei fondi destinati al diritto allo studio.
Una norma del genere va sicuramente discussa e analizzata nei minimi dettagli, il Ministro invece pare sia intenzionato a farla approvare prima della fine della legislatura. Il decreto era stato portato alla conferenza stato-regioni del 7 febbraio, ma in seguito alle proteste degli studenti e al disappunto delle regioni la discussione è stata rimandata al 21 febbraio. Insomma il pericolo è ancora in agguato, perché se il 21 il decreto fosse approvato, significherebbe avere un drastico calo di erogazione delle borse di studio – specialmente al sud – e questo per svariati motivi.